
Commemorazione dell’84° Anniversario
Equipaggio:
Alberto Leonardi, Riccardo Spina, Amerigo Magno, Oreste Cordaro, Martino Zucco, Guglielmo Priorini
COMMEMORAZIONE DELL’84° ANNIVERSARIO
dell’abbattimento dell’S.M.79 durante la Battaglia di Mezzo Giugno 14/06/1942
Equipaggio:
Alberto Leonardi, Riccardo Spina, Amerigo Magno, Oreste Cordaro, Martino Zucco, Guglielmo Priorini

Pesaro, 27 giugno 2026 – Il filo di speranza che non si spegne
Ad aprire la conferenza del 27 giugno 2026 è stato il Colonnello Francesco Angelini, Presidente della Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino dell’Istituto del Nastro Azzurro, il quale ha salutato il Generale Gianni Spaziani dell’Aeronautica, il Maggiore Michele Ciuffreda del 28° Reggimento “Pavia”, Maurizio Crescentini in rappresentanza dell’Associazione Vigili del Fuoco e i rappresentanti delle associazioni presenti all’evento.
«Sarà un viaggio attraverso memorie, documenti inediti, testimonianze familiari, lettere, ricostruzioni storiche. Un percorso reso possibile grazie al prezioso lavoro di ricerca e raccolta documentale svolto da Mauro Loretone, Presidente della Federazione Provinciale di Teramo dell’Istituto del Nastro Azzurro, Alfredo Leonardi, Vicepresidente della Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino dell’Istituto del Nastro Azzurro, e il relatore Maurizio Polei, studioso di storia aeronautica, che ringrazio per la sua presenza costante durante queste iniziative.»
Il suo intervento ha dato subito alla giornata un tono sentito e partecipe: un richiamo al cammino di memoria che da Pesaro nel 2025 con l’evento “Lassù dove volano gli eroi” è arrivato a Bellante con la Conferenza Pubblica dello scorso 13 giugno 2026, per poi tornare nuovamente a Pesaro, al Podere Leonardi.
«Questa è una conferenza dedicata alla commemorazione dell’84º anniversario della Battaglia di Mezzo Giugno, combattuta nel 1942 durante la seconda guerra mondiale.»
«Un appuntamento che nasce non tanto per ricordare in toto la battaglia, ma soprattutto per ricordare sei giovani uomini, sei vite unite dallo stesso destino, sei storie intrecciate di coraggio, passione e sacrificio.»
In questo senso ha richiamato anche il Progetto del Portale delle Memorie, nato dalla passione e dalla dedizione del Tenente Colonnello R.O. Luigi Leonardi, come luogo dove “conservare, valorizzare, condividere storie che altrimenti si perderebbero nel tempo”.
Le lettere tra le madri
Il cuore più intimo della conferenza è stato dedicato alle lettere tra le madri e i familiari dei componenti dell’equipaggio. Qui il racconto ha lasciato la narrativa storica per entrare nelle case e nei pensieri di chi rimase in attesa. La parola “disperso” racchiude un significato profondo, come ha ricordato Maurizio Polei,
«Disperso capitava spesso. Perché è vero che spesso venivano "salvati", ma a "salvarli" erano gli inglesi. E gli inglesi lasciavano passare anche sei mesi o più durante i quali non permettevano ai nostri neanche di mandare una lettera a casa. Quindi, la condizione di disperso era una condizione di assoluta incertezza. Questo spiega perché, per un lungo periodo, le madri dei membri dell 'equipaggio hanno intrattenuto questa relazione epistolare, nella speranza che arrivassero buone notizie.»
La chiave dell’incontro è racchiusa tutta in questo passaggio: non raccontare soltanto l’abbattimento dell’S.M.79, ma il “dissidio tra la speranza e la disperazione” che segnò le famiglie dopo il 14 giugno 1942. Le lettere custodite dalla famiglia Leonardi, e in particolare la corrispondenza tra Matilde Massarini, madre di Alberto Leonardi, e Santa Di Marcello, madre di Amerigo Magno, restituiscono la forza di un legame nato dal dolore e tenuto vivo dalla speranza: non scrivono solo per informarsi, ma per sostenersi; non cercano soltanto conferme, ma una forma di vicinanza. Le lettere diventano così un ponte tra famiglie, territori e generazioni.
Durante l’incontro sono state richiamate anche le ultime scoperte documentali: alcune lettere e cartoline scambiate tra Grazia Leonardi, sorella di Alberto, e la madre Matilde, tra l’ottobre 1942 e l’agosto 1943.
«Mammina mia, ho pregato; ho pregato tanto con tutto il cuore per te, perché tu possa avere tanta forza da sopportare questa lunga attesa, perché il nostro caro Alberto vedrai che è vivo e ritornerà.»

Ancora più intensa è la lettera dell’agosto 1943, quando Matilde scrive a Grazia dopo aver ricevuto notizie di “Gigetto”, Luigi Leonardi, fratello di Alberto, anche lui dato per disperso sul fronte tunisino e poi risultato vivo, prigioniero degli americani.
«La gioia della notizia di Gigetto mi ha reso un po’ della serenità che da tanto tempo non avevo più, e con la gioia penso più al vivo dolore del silenzio di Alberto, giacché se sono in vita riescano a farsi vivi anche se lontano.»
Le lettere tra le madri
Il cuore più intimo della conferenza è stato dedicato alle lettere tra le madri e i familiari dei componenti dell’equipaggio. Qui il racconto ha lasciato la narrativa storica per entrare nelle case e nei pensieri di chi rimase in attesa. La parola “disperso” racchiude un significato profondo, come ha ricordato Maurizio Polei,
«Disperso capitava spesso. Perché è vero che spesso venivano ripescati, ma chi li ripescava erano gli inglesi. E gli inglesi lasciavano passare anche sei mesi o più durante i quali non permettevano ai nostri neanche di mandare una lettera a casa. Quindi, la condizione di disperso era una condizione di assoluta incertezza. Questo spiega perché per un lungo periodo, soprattutto le madri dei membri dell 'equipaggio hanno intrattenuto questa relazione epistolare, sempre nella speranza che arrivassero buone notizie.»

La chiave dell’incontro è racchiusa tutta in questo passaggio: non raccontare soltanto l’abbattimento dell’S.M.79, ma il “dissidio tra la speranza e la disperazione” che segnò le famiglie dopo il 14 giugno 1942. Le lettere custodite dalla famiglia Leonardi, e in particolare la corrispondenza tra Matilde Massarini, madre di Alberto Leonardi, e Santa Di Marcello, madre di Amerigo Magno, restituiscono la forza di un legame nato dal dolore e tenuto vivo dalla speranza: non scrivono solo per informarsi, ma per sostenersi; non cercano soltanto conferme, ma una forma di vicinanza. Le lettere diventano così un ponte tra famiglie, territori e generazioni.
Durante l’incontro sono state richiamate anche le ultime scoperte documentali: alcune lettere e cartoline scambiate tra Grazia Leonardi, sorella di Alberto, e la madre Matilde, tra l’ottobre 1942 e l’agosto 1943.
«Mammina mia, ho pregato; ho pregato tanto con tutto il cuore per te, perché tu possa avere tanta forza da sopportare questa lunga attesa, perché il nostro caro Alberto vedrai che è vivo e ritornerà.»
Ancora più intensa è la lettera dell’agosto 1943, quando Matilde scrive a Grazia dopo aver ricevuto notizie di “Gigetto”, Luigi Leonardi, fratello di Alberto, anche lui dato per disperso sul fronte tunisino e poi risultato vivo, prigioniero degli americani.
«La gioia della notizia di Gigetto mi ha reso un po’ della serenità che da tanto tempo non avevo più, e con la gioia penso più al vivo dolore del silenzio di Alberto, giacché se sono in vita riescano a farsi vivi anche se lontano.»
Il valore umano della memoria
Nel suo intervento, il Generale Gianni Spaziani ha restituito il senso più profondo della conferenza: andare oltre la ricostruzione del fatto militare per riportare alla luce l’umanità dei singoli, il dolore delle famiglie e il valore delle testimonianze custodite nel tempo.
«L’Associazione Aeronautica, come tutte le Associazioni d’Arma, ha tra i propri compiti quello di mantenere e tramandare la memoria e i valori di chi, in guerra o in pace, ha servito le Forze Armate.
Però devo sottolineare il valore aggiunto di questa occasione, perché lavori come questo escono fuori da quella che è la normale narrazione. Il fatto militare della Battaglia aeronavale di Mezzo Giugno è conosciutissimo; è stato studiato e ne è stato riconosciuto il valore storico tanto che in questa occasione sono stati menzionati sia gli aspetti tecnici sia quelli militari: le armi, gli aerei utilizzati, le dinamiche dell’azione.
Però quello che manca nella storiografia ufficiale, quella che si legge nella maggior parte dei libri, sono le storie dei singoli e il trasparire dell’umanità che c’è stata dietro questa azione.
Una battaglia è una battaglia, e a noi militari la fanno studiare sin da piccoli per non ripetere gli errori che sono stati commessi in passato.

Ma l ’umanità e il dolore, che sono sempre associati ai fatti di guerra, traspaiono invece da queste lettere e da queste testimonianze.
Purtroppo queste testimonianze rimangono spesso orali, restano nel perimetro della famiglia e nell’interesse di qualcuno. […] Quando questi racconti li troviamo scritti nei libri, a volte purtroppo libri di nicchia che pochi conoscono e che rimangono circoscritti, oppure in occasioni come questa, dove c’è la possibilità di far conoscere quello che è stato fatto, allora si riesce a trasmettere un messaggio. […]
È questo il messaggio che deve passare: certi valori, soprattutto il valore dell’umanità che c’è dietro questi combattenti.
Questa era gente comune. Sono tutti eroi. Sono diventati tutti, loro malgrado, eroi. Tutti hanno fatto la loro scelta: quella di tornare a combattere nonostante la malattia, dentro un certo “romanticismo dell’epoca”.
Tramandare questi messaggi, l’umanità e il dolore che traspaiono dalle lettere tra i parenti e tra i protagonisti, è probabilmente una delle azioni più umili e più importanti che si possa fare. [...] Non dimenticare quel dolore, raccontato e tramandato, può aiutarci a capire meglio dove si va quando quel dolore si ripete.»
Aneddoti, racconti e testimonianze: i volti dietro i nomi
Durante la conferenza, Alfredo Leonardi, Vicepresidente dell’Istituto del Nastro Azzurro – Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino, e Maurizio Polei, autore e studioso di storia aeronautica, hanno accompagnato i presenti in un percorso fatto di documenti, immagini, ricordi familiari e piccoli dettagli capaci di restituire vita ai componenti dell’equipaggio.
Alberto Leonardi
Tenente Pilota
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Alberto Leonardi
La figura di Alberto Leonardi è emersa attraverso il filo che unisce la sua giovinezza, il desiderio di volare, la malattia contratta in Africa, e la volontà ostinata di tornare operativo. Dopo il rientro dall’Africa Orientale, segnato dalla malaria, Alberto infatti non fu inizialmente giudicato idoneo al volo; ma quel verdetto gli parve inaccettabile, perché il suo desiderio era tornare al reparto e compiere il proprio dovere. La lettera del 12 febbraio 1942 alla madre Matilde restituisce questo spirito con parole decise.
«Io devo fare il mio dovere senza voltarmi e senza fermarmi».
Maurizio Polei ha poi richiamato l’immagine conclusiva del libro di Cesare Gori, “Come una meteora”: quella che l’autore sembra essersi figurato nel momento di descrivere l’abbattimento dell’S.M.79, con l’aereo colpito, la traiettoria verso il mare e la scia di fumo che si dissolve nell’acqua. Una scena che diventa simbolo: non soltanto la fine di una missione, ma una traccia luminosa, come una meteora appunto, che resta nella memoria.
Riccardo Spina
Serg. Mag. – 2° Pilota
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Riccardo Spina
Riccardo Spina, il più anziano dell’equipaggio, con i suoi trentatré anni, avrebbe potuto sottrarsi al servizio ma il senso del dovere, verso la Patria, ha prevalso. La sua storia restituisce il profilo morale di un uomo consapevole, non trascinato dagli eventi ma deciso a restare al proprio posto: lo dimostra la testimonianza dell’amico Enzo Cimaglia, trovata sul giornale “Il faro di Vieste” del 31 agosto 1950 e ricordata da Maurizio Polei.
«Lo salutai a Vicenza dove venne a trovarmi per l 'ultima volta poco prima di partire per sempre, mi svelò i suoi timori, mi disse della sua convinzione di doversi arrischiare su mezzi esauriti dal lungo logorio ed ancora una volta, con le lacrime agli occhi, gli chiesi nel mio egoismo fatto di affetto e di attaccamento, di restare con noi. Sarebbe bastato un certificato medico, gli sarebbe bastato dire "non mi sento". Dai suoi occhi trasparve il disappunto. Dovevo sapere, proprio io che gli ero stato fratello, dovevo sapere che nel consegnarmi la busta da passare al suo Dominicantonio era il presagio di non tornare più, era la decisione di non tornare indietro.».
Guglielmo Priorini
S.Ten. Vascello Osservatore
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Guglielmo Priorini
Guglielmo Priorini era Sottotenente di Vascello, osservatore della Regia Marina. É stato ricordato un dettaglio decisivo: Priorini non apparteneva abitualmente a quell’equipaggio. Quel giorno salì a bordo perché l’osservatore titolare, il Tenente di Vascello Fiorini, era impegnato altrove. La presentazione ricostruisce proprio questa posizione particolare, indicando Priorini come “osservatore sostituto” dell’equipaggio.
Questo particolare rende la sua vicenda ancora più intensa: il destino di Priorini si intrecciò a quello degli altri componenti per una sostituzione, per una necessità operativa, per una circostanza apparentemente ordinaria che divenne definitiva. Nel racconto della conferenza, la sua presenza a bordo ha ricordato quanto la guerra potesse legare per sempre vite che fino a quel momento avevano seguito percorsi diversi.
Oreste Cordaro
Sergente Marconista
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Oreste Cordaro
Di Oreste Cordaro, Sergente Marconista, Alfredo Leonardi ha sottolineato che la ricerca è ancora aperta. A differenza di altri componenti dell’equipaggio, per lui non sono ancora emerse testimonianze familiari ampie o un volto narrativo altrettanto definito. Ma proprio per questo il suo nome è stato pronunciato con particolare attenzione: perché anche ciò che ancora manca fa parte del lavoro della memoria.
Nel diario storico del 36° Stormo, Cordaro compare insieme agli altri componenti dell’equipaggio considerato disperso dopo il mancato rientro dell’apparecchio della 259ª Squadriglia. Ricordarlo significa non lasciare che il silenzio documentale diventi dimenticanza, ma continuare a cercare tracce, famiglie, fotografie e racconti capaci di restituirgli pienamente voce.
Amerigo Magno
1° Aviere Motorista
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Amerigo Magno
Amerigo Magno, 1° Aviere Motorista di Bellante, è stato al centro di una delle testimonianze più toccanti. Alfredo Leonardi ha raccontato come il lavoro di ricerca di Mauro Loretone, Presidente dell’Istituto del Nastro Azzurro – Federazione Provinciale di Teramo, sia nato anche da un ricordo d’infanzia: da bambino abitava vicino al fratello di Amerigo, che gli parlava spesso di quel giovane caduto in guerra. Da quel ricordo lontano è nato un percorso di ricerca che ha permesso di ricollegare documenti, famiglie e testimonianze.
A questo racconto si collega la testimonianza di Lidia Ciccarelli, nipote di Lidia Magno, sorella di Amerigo, richiamata durante la conferenza e letta da Sabrina Santini, socia dell’Istituto del Nastro Azzurro e redattrice del Portale delle Memorie. Lidia racconta di aver ripreso in mano alcune fotografie conservate dal nonno Giuseppe e di aver ritrovato sul retro di una di esse il nome “Amerigo Magno”. Da quel momento, quel giovane aviere non era più soltanto un nome sulla locandina, un volto a lei sconosciuto ma un membro della sua famiglia, un ragazzo di soli 23 anni morto per vero amor patrio e insignito con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
«La memoria diventa davvero l ’atto d ’amore più grande per mantenere vive le nostre radici.»
Martino Zucco
1° Aviere Armiere
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Martino Zucco
Di Martino Zucco, 1° Aviere Armiere, è stato esposto un episodio familiare di grande forza evocativa. Grazie a Mauro Loretone, che è riuscito a rintracciare la nipote, è stato raccontato come la stanza di Martino fosse rimasta per anni intatta, conservata dalla madre nella speranza del ritorno del figlio. Nella stanza c’erano modellini di aeroplani, segno di una passione che precedeva e accompagnava la sua vita militare.
Questo dettaglio, più di molti documenti, restituisce la dimensione dell’attesa: non solo l’attesa ufficiale di una notizia, ma quella familiare, quotidiana, silenziosa, custodita in una stanza che nessuno voleva cambiare perché il figlio, almeno nella speranza della madre, doveva ancora tornare.
Aneddoti, racconti e testimonianze: i volti dietro i nomi
Durante la conferenza, Alfredo Leonardi, Vicepresidente dell’Istituto del Nastro Azzurro – Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino, e Maurizio Polei, autore e studioso di storia aeronautica, hanno accompagnato i presenti in un percorso fatto di documenti, immagini, ricordi familiari e piccoli dettagli capaci di restituire vita ai componenti dell’equipaggio.
Alberto Leonardi
Tenente Pilota
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Alberto Leonardi
La figura di Alberto Leonardi è emersa attraverso il filo che unisce la sua giovinezza, il desiderio di volare, la malattia contratta in Africa, e la volontà ostinata di tornare operativo. Dopo il rientro dall’Africa Orientale, segnato dalla malaria, Alberto infatti non fu inizialmente giudicato idoneo al volo; ma quel verdetto gli parve inaccettabile, perché il suo desiderio era tornare al reparto e compiere il proprio dovere. La lettera del 12 febbraio 1942 alla madre Matilde restituisce questo spirito con parole decise.
«Io devo fare il mio dovere senza voltarmi e senza fermarmi».
Maurizio Polei ha poi richiamato l’immagine conclusiva del libro di Cesare Gori, “Come una meteora”: quella che l’autore sembra essersi figurato nel momento di descrivere l’abbattimento dell’S.M.79, con l’aereo colpito, la traiettoria verso il mare e la scia di fumo che si dissolve nell’acqua. Una scena che diventa simbolo: non soltanto la fine di una missione, ma una traccia luminosa, come una meteora appunto, che resta nella memoria.
Riccardo Spina
Serg. Mag. – 2° Pilota
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Riccardo Spina
Riccardo Spina, il più anziano dell’equipaggio, con i suoi trentatré anni, avrebbe potuto sottrarsi al servizio ma il senso del dovere, verso la Patria, ha prevalso. La sua storia restituisce il profilo morale di un uomo consapevole, non trascinato dagli eventi ma deciso a restare al proprio posto: lo dimostra la testimonianza dell’amico Enzo Cimaglia, trovata sul giornale “Il faro di Vieste” del 31 agosto 1950 e ricordata da Maurizio Polei.
«Lo salutai a Vicenza dove venne a trovarmi per l 'ultima volta poco prima di partire per sempre, mi svelò i suoi timori, mi disse della sua convinzione di doversi arrischiare su mezzi esauriti dal lungo logorio ed ancora una volta, con le lacrime agli occhi, gli chiesi nel mio egoismo fatto di affetto e di attaccamento, di restare con noi. Sarebbe bastato un certificato medico, gli sarebbe bastato dire "non mi sento". Dai suoi occhi trasparve il disappunto. Dovevo sapere, proprio io che gli ero stato fratello, dovevo sapere che nel consegnarmi la busta da passare al suo Dominicantonio era il presagio di non tornare più, era la decisione di non tornare indietro.».
Guglielmo Priorini
S.Ten. Vascello Osservatore
Medaglia d’Argento al Valor Militare
Guglielmo Priorini
Guglielmo Priorini era Sottotenente di Vascello, osservatore della Regia Marina. É stato ricordato un dettaglio decisivo: Priorini non apparteneva abitualmente a quell’equipaggio. Quel giorno salì a bordo perché l’osservatore titolare, il Tenente di Vascello Fiorini, era impegnato altrove. La presentazione ricostruisce proprio questa posizione particolare, indicando Priorini come “osservatore sostituto” dell’equipaggio.
Questo particolare rende la sua vicenda ancora più intensa: il destino di Priorini si intrecciò a quello degli altri componenti per una sostituzione, per una necessità operativa, per una circostanza apparentemente ordinaria che divenne definitiva. Nel racconto della conferenza, la sua presenza a bordo ha ricordato quanto la guerra potesse legare per sempre vite che fino a quel momento avevano seguito percorsi diversi.
Oreste Cordaro
Sergente Marconista
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Oreste Cordaro
Di Oreste Cordaro, Sergente Marconista, Alfredo Leonardi ha sottolineato che la ricerca è ancora aperta. A differenza di altri componenti dell’equipaggio, per lui non sono ancora emerse testimonianze familiari ampie o un volto narrativo altrettanto definito. Ma proprio per questo il suo nome è stato pronunciato con particolare attenzione: perché anche ciò che ancora manca fa parte del lavoro della memoria.
Nel diario storico del 36° Stormo, Cordaro compare insieme agli altri componenti dell’equipaggio considerato disperso dopo il mancato rientro dell’apparecchio della 259ª Squadriglia. Ricordarlo significa non lasciare che il silenzio documentale diventi dimenticanza, ma continuare a cercare tracce, famiglie, fotografie e racconti capaci di restituirgli pienamente voce.
Amerigo Magno
1° Aviere Motorista
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Amerigo Magno
Amerigo Magno, 1° Aviere Motorista di Bellante, è stato al centro di una delle testimonianze più toccanti. Alfredo Leonardi ha raccontato come il lavoro di ricerca di Mauro Loretone, Presidente dell’Istituto del Nastro Azzurro – Federazione Provinciale di Teramo, sia nato anche da un ricordo d’infanzia: da bambino abitava vicino al fratello di Amerigo, che gli parlava spesso di quel giovane caduto in guerra. Da quel ricordo lontano è nato un percorso di ricerca che ha permesso di ricollegare documenti, famiglie e testimonianze.
A questo racconto si collega la testimonianza di Lidia Ciccarelli, nipote di Lidia Magno, sorella di Amerigo, richiamata durante la conferenza e letta da Sabrina Santini, socia dell’Istituto del Nastro Azzurro e redattrice del Portale delle Memorie. Lidia racconta di aver ripreso in mano alcune fotografie conservate dal nonno Giuseppe e di aver ritrovato sul retro di una di esse il nome “Amerigo Magno”. Da quel momento, quel giovane aviere non era più soltanto un nome sulla locandina, un volto a lei sconosciuto ma un membro della sua famiglia, un ragazzo di soli 23 anni morto per vero amor patrio e insignito con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
«La memoria diventa davvero l ’atto d ’amore più grande per mantenere vive le nostre radici.»
Martino Zucco
1° Aviere Armiere
Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Martino Zucco
Di Martino Zucco, 1° Aviere Armiere, è stato esposto un episodio familiare di grande forza evocativa. Grazie a Mauro Loretone, che è riuscito a rintracciare la nipote, è stato raccontato come la stanza di Martino fosse rimasta per anni intatta, conservata dalla madre nella speranza del ritorno del figlio. Nella stanza c’erano modellini di aeroplani, segno di una passione che precedeva e accompagnava la sua vita militare.
Questo dettaglio, più di molti documenti, restituisce la dimensione dell’attesa: non solo l’attesa ufficiale di una notizia, ma quella familiare, quotidiana, silenziosa, custodita in una stanza che nessuno voleva cambiare perché il figlio, almeno nella speranza della madre, doveva ancora tornare.
























