Amerigo Ernesto Magno
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“[…]Riprendo le pochissime foto che mio nonno Giuseppe conservava gelosamente e spulciandole, questa volta con più attenzione delle volte precedenti, vedo rappresentata l’immagine di un aviere……non riesco ad associare immediatamente il viso a quello rappresentato sulla locandina della Conferenza……giro la foto e leggo “Amerigo Magno”.
La foto di una persona a cui fino ad allora, non ero riuscita a dare una collocazione nella mia famiglia, era quella di un ragazzo di 23 anni, insignito con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare che per vero amor patrio, per l’amore per le proprie origini, per la sua lingua e la sua civiltà, per i suoi padri e la sua terra ha perso la vita in combattimento aereo risultando da sempre disperso […]”

La testimonianza di Lidia Ciccarelli, nipote di Lidia Magno, sorella del primo aviere motorista della Regia Aeronautica Amerigo Magno, in occasione della Commemorazione dell’84° Anniversario della Battaglia di Mezzo Giugno 

Ringrazio quanti hanno reso possibile l’evento a cui ci troviamo a partecipare ed in particolar modo il Presidente della Federazione Provinciale di Teramo dell’Istituto Nastro Azzurro Mauro Loretone che mi ha consentito (ma credo non solo a me) di comprendere il presente (e il futuro) conoscendo il passato!!!!

Sono Lidia Cccarelli, nipote di Lidia Magno, sorella del primo aviere motorista della Regia Aeronautica Amerigo Magno, nato a Bellante il 24 maggio 1919 e disperso nelle acque del Mediterraneo il 14 giugno 1942, perché membro dell’equipaggio del veicolo Savoia-Marchetti 79 Sparviero, il bombardiere noto come “Gobbo maledetto”, abbattuto durante la “Battaglia di Mezzo Giugno” o “Battaglia di Pantelleria”, il cui scopo era di impedire agli inglesi di portare rifornimenti a Malta, l’isola che permetteva il controllo del Mediterraneo da parte degli inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Potrei incentrare il mio intervento sul valore della memoria o sull’eredità per le nuove generazioni.

Potrei riportare il pensiero di Albert Einstein che considerava la guerra come “il più grande flagello dell’umanità”.

Potrei riportare la sua citazione più celebre “Non so con quali armi sarà combattuta la Terza Guerra Mondiale, ma la Quarta Guerra Mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni». Un avvertimento profetico sulla totale distruzione dell’umanità attraverso le armi atomiche.

Potrei citare il carteggio tra Albert Einstein e Sigmund Freud del 1932, intitolato “Perché la guerra?” in cui i due intellettuali discutevano dell’istinto aggressivo umano e della necessità di creare un’autorità sovranazionale per risolvere le dispute tra gli Stati senza ricorrere alla violenza.

Potrei ricordare il suo impegno per il disarmo globale. Nel 1955 fu tra i firmatari del Manifesto Russell-Einstein, un appello storico per scongiurare l’uso delle armi termonucleari in cui si chiedeva all’umanità di “o rinunciare alla guerra o porre fine alla razza umana”.

Nonostante siano trascorsi più di 80 anni da allora sembra che nulla sia cambiato, che i fiumi di parole e di inchiostro generati dagli intellettuali sopra citati e da tanti altri di egual calibro, non abbia sortito alcun effetto……come ho avuto modo di prendere coscienza in occasione della deposizione lo scorso 9 maggio della pietra d’inciampo in memoria di mio nonno Giuseppe Ciccarelli, Internato Militare in Germania, marito di Lidia Magno, i potenti del mondo continuano a parlare di guerra con una leggerezza e con una superficialità che fa rabbrividire, minacciano l’estinzione di intere nazioni e di intere popolazioni con una freddezza agghiacciante……eppure non è difficile comprendere che dalle conseguenze di una “guerra dei giorni moderni” (come aveva già avuto modo di osservare Einstein), nessuno è in grado di sopravvivere (neppure chi la minaccia!).

In realtà quello su cui vorrei meditare è che oggi si ricorda un ragazzo di soli 23 anni che forse in balia della sobria fierezza di essere italiano, dell’orgoglio di far parte di una storia speciale, suo malgrado si è ritrovato a vivere una vita che probabilmente non era quella che aveva sempre immaginato di vivere, ancorché nella sua semplicità……o meglio, visto l’epilogo, si è ritrovato a NON vivere la vita che aveva sempre immaginato di vivere!!!!

Un ragazzo di cui non sapevo assolutamente nulla; lo stesso mio padre ricorda di aver incontrato una sola volta questo zio, oltretutto in un’età piccolissima (credo intorno ai 3 anni, mio padre è del ’38) e di non riuscire a visualizzarne bene neppure il volto. A sua volta, mia nonna Lidia Magno è morta quando io ero davvero piccola, quindi non posso aver ereditato da lei i racconti su questo fratello giovanissimo, morto in guerra durante un combattimento. Forse una sola volta nella mia via, credo nell’ambito di un discorso tra mio padre e qualche suo cugino uscì, quasi furtivamente, il vago ricordo di questo zio giovanissimo caduto e disperso.

Lidia Ciccarelli, nipote di Lidia Magno, sorella del primo aviere motorista della Regia Aeronautica Amerigo Magno

Accade però che mio marito, in qualità di Presidente dell’Associazione dell’Arma Aeronautica Sezione Teramo-Giulianova, riceve l’invito a partecipare alla Conferenza di oggi, e la mia attenzione va immediatamente al Patrocinio del Comune di Bellante ed al cognome di uno dei commemorati, Magno appunto, il cognome di mia nonna paterna. Subito chiamo mio padre riferendogli appunto che era arrivato a Gabriele, mio marito, un invito che aveva ad oggetto la commemorazione, tra gli altri, di un aviere di nome Amerigo Magno insignito con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. E mio padre associa immediatamente questo nominativo al fratello di sua madre (mia nonna), caduto e disperso durante la seconda Guerra Mondiale.

Nella pagina web del Portale della memoria sulla commemorazione dell’84° anniversario della Battaglia di Mezzo Giugno leggo queste parole “Nelle nostre case, tesori nascosti giacciono silenti in soffitte impolverate, in armadi e cassetti chiusi da tempo: lettere dalle parole sbiadite, fotografie ingiallite, mappe piegate dal tempo, carte avvolte dall’’odore di muffa. Nelle nostre famiglie, racconti commoventi, tramandati a voce, si affievoliscono sempre più con il passare del tempo e delle generazioni.” Ed è capitato proprio questo……per l’occasione riprendo le pochissime foto che mio nonno Giuseppe conservava gelosamente e spulciandole, questa volta con più attenzione delle volte precedenti, vedo rappresentata l’immagine di un aviere……non riesco ad associare immediatamente il viso a quello rappresentato sulla locandina della Conferenza……giro la foto e leggo “Amerigo Magno”.

La foto di una persona a cui fino ad allora, non ero riuscita a dare una collocazione nella mia famiglia, era quella di un ragazzo di 23 anni, insignito con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare che per  vero amor patrio, per l’amore per le proprie origini, per la sua lingua e la sua civiltà, per i suoi padri e la sua terra ha perso la vita in combattimento aereo risultando da sempre disperso in quello che proprio in questi giorni Papa Leone XIV ha definito “un cimitero senza lapidi” (appunto il Mediterraneo).

Ed allora ritorna qui il valore della memoria a cui mi riferivo all’inizio……dietro ogni caduto si celano in realtà storie di individui spezzate (quella del giovane Amerigo Magno), famiglie distrutte (la famiglia Magno appunto) e sogni infranti.

E più che citare Einstein, Freud, Primo Levi, la Senatrice Liliana Segre e quello che lei definisce “il rischio dell’oblio”, mi viene da pensare ad un capolavoro della Pixar “Coco”, un cartone animato per bambini (ma non solo!) che offre una riflessione profonda e universale sull’importanza della memoria e sul valore dei legami familiari, ribaltando la percezione della morte, trasformandola in un ponte affettivo che unisce generazioni passate e presenti

Il film introduce il concetto della “seconda morte”: nell’Aldilà, si continua a esistere nella Terra dei Ricordi finché c’è qualcuno nel mondo dei vivi che ti nomina, ti pensa e conserva una tua fotografia.

Io conservo una foto del giovane Amerigo Magno, da oggi so che appartiene alla mia famiglia, conosco la storia della sua breve vita, lo penso, inizierò a raccontare la sua storia……e mi piace pensare che quel ragazzo, privato di una lapide su cui poter essere pianto, non è morto mai del tutto se ha lasciato un’impronta nel cuore di chi resta.

La memoria diventa davvero l’atto d’amore più grande per mantenere vive le nostre radici!