13 giugno 2026

Commemorazione dell’84° Anniversario

della Battaglia di Mezzo Giugno 14/06/1942 in cui venne abbattuto l’S.M.79 di cui ricorderemo l’equipaggio

Alberto Leonardi, Riccardo Spina, Amerigo Magno, Oreste Cordaro, Martino Zucco, Guglielmo Priorini

Sala Consiliare Aurelio Saliceti, Piazza Mazzini, Bellante

13 giugno 2026

COMMEMORAZIONE DELL’84° ANNIVERSARIO

della Battaglia di Mezzo Giugno in cui venne abbattuto l’S.M.79 di cui ricorderemo il suo equipaggio

Alberto Leonardi, Riccardo Spina, Amerigo Magno, Oreste Cordaro, Martino Zucco, Guglielmo Priorini

Sala Consiliare Aurelio Saliceti, Piazza Mazzini, Bellante
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Da Pesaro a Bellante: un viaggio nella memoria che continua

A introdurre il percorso della conferenza è stato Alfredo Leonardi, Vicepresidente dell’Istituto del Nastro Azzurro – Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino, che ha collegato l’incontro di Bellante alla commemorazione svolta il 14 giugno 2025 a Pesaro con l’incontro “Lassù dove volano gli eroi”Durante la conferenza erano stati ricordati aviatori pesaresi e teramani le cui vite si erano intrecciate nella guerra:

«Nell ’evento dell’anno scorso ricordavamo gli aviatori pesaresi e teramani

in quanto conoscevamo delle informazioni su Alberto, mio zio, Amerigo Magno e Paolo Graziani. C’erano poi i fratelli Omicini e i fratelli Micci, le cui vite si sono intrecciate con quelle di Alberto, Amerigo e Paolo. Quest’anno ci concentriamo sull’equipaggio.»

Il percorso della memoria, iniziato a Pesaro, è così proseguito a Bellante, luogo di nascita di Amerigo Magno, 1° Aviere Motorista dell’equipaggio.

Con l’occasione, sono stati raccolti anche i messaggi di saluto del sindaco Giuseppe Nobiletti del Comune di Vieste, del Comandante del 36° Stormo Caccia Colonnello Pilota Antonino Massara, dell’Accademia Navale di Livorno e dell’Associazione Arma Aeronautica di Jacotenente.

Bellante, 13 giugno 2026Una conferenza per rivivere una storia di coraggio, memoria e famiglie

Il 13 giugno 2026, nella Sala Consiliare “Aurelio Saliceti” di Bellante, si è svolta la commemorazione dell’84° Anniversario della Battaglia di Mezzo Giugno del 14 giugno 1942, durante la quale venne abbattuto l’S.M.79 del 36° Stormo della 259ª Squadriglia.

A bordo c’erano sei ragazzi: Alberto Leonardi, Riccardo Spina, Guglielmo Priorini, Oreste Cordaro, Amerigo Magno e Martino Zucco.

Sei giovanissimi che sfidarono il tempo e la guerra per inseguire ideali in cui credevano.

La conferenza di Bellante è stata molto più di un incontro commemorativo. É stato un viaggio tra memorie, documenti inediti, testimonianze familiari, lettere tra le madri dell’equipaggio e ricostruzioni storiche, grazie al prezioso lavoro di ricerca materiali ufficiali da parte di Mauro Loretone, Presidente della Federazione Provinciale di Teramo dell’Istituto del Nastro Azzurro, di Alfredo Leonardi, Vicepresidente della Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino dell’Istituto del Nastro Azzurro e di Maurizio Polei, studioso di storia aeronautica.

La memoria delle persone comuni

Ad aprire l’incontro è stato Giovanni Melchiorre, Sindaco di Bellante, che ha ricordato come accanto alla grande Storia esistano tante storie meno visibili, ma altrettanto importanti: quelle delle persone comuni.

«Di solito, quando parliamo di storia pensiamo ai grandi eventi che hanno segnato il cammino dell’umanità, quelli che troviamo sui manuali di storia e sui programmi scolastici. Accanto a questa storia, tuttavia, esistono tantissime altre storie che sono meno visibili ma che sono altrettanto importanti: quella delle persone comuni.

È la storia di uomini e di donne che pur non comparendo nei grandi racconti ufficiali hanno vissuto, hanno lavorato, hanno sofferto, hanno sacrificato la loro vita – come vedremo questa sera – e hanno contribuito con le loro scelte e le loro opere alla costruzione della società o, come nel nostro caso, a scrivere una pagina della nostra storia, quella più tragica della guerra.

Questa storia emerge attraverso i documenti, attraverso lettere, fotografie, attraverso diari e spesso attraverso i registri comunali, atti amministrativi, certificati – che noi in questi anni stiamo cercando di rispolverare e restituire alla conoscenza collettiva.»

Con queste parole, il Sindaco Melchiorre ha espresso il senso profondo dell’incontro: non soltanto ricordare una battaglia, ma riportare alla luce le vite, i volti e i sentimenti di chi quella battaglia l’ha vissuta, subita, attesa da lontano.

Dopo il Sindaco, è intervenuta Giorgia, Vicesindaca del Consiglio Comunale dei Ragazzi. Con poche parole, semplici e profonde, Giorgia ha dato alla conferenza una chiave di lettura nuova: quella delle nuove generazioni, chiamate non solo ad ascoltare, ma a custodire.

« Buongiorno a tutti. Mi chiamo Giorgia e ho 11 anni. Sono nata in Sardegna e spesso passavo vicino all’aeroporto di Decimomannu da dove partirono gli aviatori che oggi ricordiamo qui a Bellante.
Sono piccola, ma so che quei ragazzi erano poco più grandi di me quando sono partiti in volo e non sono tornati a casa. 

«Prometto che porterò con me il loro ricordo e lo racconterò ai miei amici, perché se noi ci ricordiamo di loro, loro non muoiono mai.»

Messaggio a firma del Comandante del 36° Stormo Caccia
Colonnello Pilota Antonino Massara

Pregiatissime Signore e Signori,

nel rivolgere il mio deferente saluto, desidero rendere omaggio a una delle pagine più significative della nostra storia aeronautica: la Battaglia di Mezzo Giugno. In quei giorni del 1942, tra il 12 e il 16 giugno, il Mediterraneo divenne il crocevia del destino, un mare di fuoco e tempesta nel quale gli aviatori del 36° Stormo affrontarono con incrollabile determinazione le forze nemiche, animati dal senso del dovere e dall’amore assoluto per la Patria.

In quelle azioni di siluramento in massa, condotte con ardimento oltre ogni limite umano, alcuni dei nostri aviatori caddero eroicamente, consegnando alla memoria un esempio di valore che trascende il tempo. Essi offrirono la propria vita con consapevolezza, e lo fecero senza esitazione, con la fierezza e la dignità che appartengono ai veri servitori della Patria.

Tra loro, vorrei ricordare altresì il Colonnello Pilota Riccardo Hellmuth Seidl, Comandante di Stormo, che guidò i suoi uomini con l’esempio, prima ancora che con la parola, affrontando il nemico con la determinazione di chi sa che il proprio destino è intrecciato a quello dell’amata Patria. Accanto a lui, i suoi aviatori, uniti da un vincolo indissolubile di coraggio e fratellanza, caddero compiendo il gesto più alto che un militare possa compiere: donare la propria vita per la gloria e per l’onore del Tricolore.

Il loro sacrificio, scolpito nel cielo e nel mare del Mediterraneo, costituisce un patrimonio morale che il 36° Stormo custodisce con orgoglio e responsabilità. È un’eredità che continua a parlare alle generazioni presenti e future, ricordando che la grandezza non nasce dal privilegio, ma dall’encomiabile spirito di servizio e sacrificio.

A tutti voi, custodi di questa memoria, giunga il mio più sincero apprezzamento. Che il ricordo dei nostri caduti continui a illuminare il cammino dell’Arma Azzurra e a ispirare ogni giovane Aviatore che indossa con orgoglio le stellette sulla propria uniforme.

Con viva cordialità e con i sensi della mia più alta stima.

Il Comandante
Colonnello Antonino MASSARA

Da Pesaro a Bellante: un viaggio nella memoria che continua

A introdurre il percorso della conferenza è stato Alfredo Leonardi, Vicepresidente dell’Istituto del Nastro Azzurro – Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino, che ha collegato l’incontro di Bellante alla commemorazione svolta il 14 giugno 2025 a Pesaro con l’incontro “Lassù dove volano gli eroi”Durante la conferenza erano stati ricordati aviatori pesaresi e teramani le cui vite si erano intrecciate nella guerra:

«Nell ’evento dell’anno scorso ricordavamo gli aviatori pesaresi e teramani

in quanto conoscevamo delle informazioni su Alberto, mio zio, Amerigo Magno e Paolo Graziani. C’erano poi i fratelli Omicini e i fratelli Micci, le cui vite si sono intrecciate con quelle di Alberto, Amerigo e Paolo. Quest’anno ci concentriamo sull’equipaggio.»

Il percorso della memoria, iniziato a Pesaro, è così proseguito a Bellante, luogo di nascita di Amerigo Magno, 1° Aviere Motorista dell’equipaggio.

Con l’occasione, sono stati raccolti anche i messaggi di saluto del sindaco Giuseppe Nobiletti del Comune di Vieste, del Comandante del 36° Stormo Caccia Colonnello Pilota Antonino Massara, dell’Accademia Navale di Livorno e dell’Associazione Arma Aeronautica di Jacotenente.

Bellante, 13 giugno 2026Una conferenza per rivivere una storia di coraggio, memoria e famiglie

Il 13 giugno 2026, nella Sala Consiliare “Aurelio Saliceti” di Bellante, si è svolta la commemorazione dell’84° Anniversario della Battaglia di Mezzo Giugno del 14 giugno 1942, durante la quale venne abbattuto l’S.M.79 del 36° Stormo della 259ª Squadriglia.

A bordo c’erano sei ragazzi: Alberto Leonardi, Riccardo Spina, Guglielmo Priorini, Oreste Cordaro, Amerigo Magno e Martino Zucco.

Sei giovanissimi che sfidarono il tempo e la guerra per inseguire ideali in cui credevano.

La conferenza di Bellante è stata molto più di un incontro commemorativo. É stato un viaggio tra memorie, documenti inediti, testimonianze familiari, lettere tra le madri dell’equipaggio e ricostruzioni storiche, grazie al prezioso lavoro di ricerca materiali ufficiali da parte di Mauro Loretone, Presidente della Federazione Provinciale di Teramo dell’Istituto del Nastro Azzurro, di Alfredo Leonardi, Vicepresidente della Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino dell’Istituto del Nastro Azzurro e di Maurizio Polei, studioso di storia aeronautica.

La memoria delle persone comuni

Ad aprire l’incontro è stato Giovanni Melchiorre, Sindaco di Bellante, che ha ricordato come accanto alla grande Storia esistano tante storie meno visibili, ma altrettanto importanti: quelle delle persone comuni.

«Di solito, quando parliamo di storia pensiamo ai grandi eventi che hanno segnato il cammino dell’umanità, quelli che troviamo sui manuali di storia e sui programmi scolastici. Accanto a questa storia, tuttavia, esistono tantissime altre storie che sono meno visibili ma che sono altrettanto importanti: quella delle persone comuni.

È la storia di uomini e di donne che pur non comparendo nei grandi racconti ufficiali hanno vissuto, hanno lavorato, hanno sofferto, hanno sacrificato la loro vita – come vedremo questa sera – e hanno contribuito con le loro scelte e le loro opere alla costruzione della società o, come nel nostro caso, a scrivere una pagina della nostra storia, quella più tragica della guerra.

Questa storia emerge attraverso i documenti, attraverso lettere, fotografie, attraverso diari e spesso attraverso i registri comunali, atti amministrativi, certificati – che noi in questi anni stiamo cercando di rispolverare e restituire alla conoscenza collettiva.»

Con queste parole, il Sindaco Melchiorre ha espresso il senso profondo dell’incontro: non soltanto ricordare una battaglia, ma riportare alla luce le vite, i volti e i sentimenti di chi quella battaglia l’ha vissuta, subita, attesa da lontano.

Dopo il Sindaco, è intervenuta Giorgia, Vicesindaca del Consiglio Comunale dei Ragazzi. Con poche parole, semplici e profonde, Giorgia ha dato alla conferenza una chiave di lettura nuova: quella delle nuove generazioni, chiamate non solo ad ascoltare, ma a custodire.

« Buongiorno a tutti. Mi chiamo Giorgia e ho 11 anni. Sono nata in Sardegna e spesso passavo vicino all’aeroporto di Decimomannu da dove partirono gli aviatori che oggi ricordiamo qui a Bellante.
Sono piccola, ma so che quei ragazzi erano poco più grandi di me quando sono partiti in volo e non sono tornati a casa. 

«Prometto che porterò con me il loro ricordo e lo racconterò ai miei amici, perché se noi ci ricordiamo di loro, loro non muoiono mai.»

Messaggio a firma del Comandante del 36° Stormo Caccia
Colonnello Pilota Antonino Massara

Pregiatissime Signore e Signori,

nel rivolgere il mio deferente saluto, desidero rendere omaggio a una delle pagine più significative della nostra storia aeronautica: la Battaglia di Mezzo Giugno. In quei giorni del 1942, tra il 12 e il 16 giugno, il Mediterraneo divenne il crocevia del destino, un mare di fuoco e tempesta nel quale gli aviatori del 36° Stormo affrontarono con incrollabile determinazione le forze nemiche, animati dal senso del dovere e dall’amore assoluto per la Patria.

In quelle azioni di siluramento in massa, condotte con ardimento oltre ogni limite umano, alcuni dei nostri aviatori caddero eroicamente, consegnando alla memoria un esempio di valore che trascende il tempo. Essi offrirono la propria vita con consapevolezza, e lo fecero senza esitazione, con la fierezza e la dignità che appartengono ai veri servitori della Patria.

Tra loro, vorrei ricordare altresì il Colonnello Pilota Riccardo Hellmuth Seidl, Comandante di Stormo, che guidò i suoi uomini con l’esempio, prima ancora che con la parola, affrontando il nemico con la determinazione di chi sa che il proprio destino è intrecciato a quello dell’amata Patria. Accanto a lui, i suoi aviatori, uniti da un vincolo indissolubile di coraggio e fratellanza, caddero compiendo il gesto più alto che un militare possa compiere: donare la propria vita per la gloria e per l’onore del Tricolore.

Il loro sacrificio, scolpito nel cielo e nel mare del Mediterraneo, costituisce un patrimonio morale che il 36° Stormo custodisce con orgoglio e responsabilità. È un’eredità che continua a parlare alle generazioni presenti e future, ricordando che la grandezza non nasce dal privilegio, ma dall’encomiabile spirito di servizio e sacrificio.

A tutti voi, custodi di questa memoria, giunga il mio più sincero apprezzamento. Che il ricordo dei nostri caduti continui a illuminare il cammino dell’Arma Azzurra e a ispirare ogni giovane Aviatore che indossa con orgoglio le stellette sulla propria uniforme.

Con viva cordialità e con i sensi della mia più alta stima.

Il Comandante
Colonnello Antonino MASSARA

Il 36° Stormo e la 259ª Squadriglia

Il racconto storico parte dal 36° Stormo, reparto al quale appartenevano gli uomini dell’equipaggio.

A ricostruire questo percorso, insieme ad Alfredo Leonardi, è stato Mauro Loretone, Presidente della Federazione Provinciale di Teramo dell’Istituto del Nastro Azzurro, che ha voluto innanzitutto ricordare il lato umano dei ragazzi del 36° Stormo:

«Parliamo di ragazzi di 20, 25, massimo 30 anni che sì erano militari, che sì affrontavano la guerra, ma che erano persone ed esseri umani che nel loro io erano anche vogliosi e desiderosi di vita. Non hanno mai cercato la morte, hanno sempre cercato la vita».

Il diario storico del 36° Stormo riassume la tragedia in poche righe essenziali:

«Partono per compiere un’azione di accompagnamento di caccia-bombardieri a tuffo contro un convoglio inglese avvistato a nord di Capo Bougaroni proveniente da Gibilterra.
Dall’azione l’apparecchio della 259ª Squadriglia non rientra alla base.

L’equipaggio composto dal: Ten. Pil. Leonardi Alberto, Serg. Magg. Pil. Spina Riccardo, S. Ten. Vasc. Oss. Priorini Guglielmo, Serg. Marc. Cordaro Oreste, 1° Av. Mot. Magno Amerigo, 2° Av. Arm. Zucco Martino, è considerato disperso.»

Le lettere tra le madri

Il 14 giugno 1942, la comunicazione della dispersione raggiunse le famiglie dell’equipaggio.
Il telegramma inviato alla famiglia Leonardi annunciava la scomparsa del Tenente Pilota Alberto Leonardi, avvenuta in seguito ad azione di aerosiluramento contro formazione navale nemica.

Un mese dopo, il 14 luglio 1942, il Generale Urbani rispondeva alla madre di Alberto, che chiedeva notizie del figlio:
«Questo è l’ardente voto che noi tutti formuliamo per la salvezza del Tenente Leonardi che tanto amavamo ed ammiravamo per le sue nobili virtù di combattente e di ottimo camerata.»

Ed è proprio in quello spazio incerto, tra speranza e disperazione, che nacque una delle testimonianze più toccanti emerse durante la conferenza: la corrispondenza tra le madri dell’equipaggio.

Questo è stato il cuore dell’evento: la lettura delle lettere accuratamente conservate dalla famiglia Leonardi, custodite come un prezioso tesoro della memoria. Intenso è stato lo scambio epistolare, soprattutto tra la mamma del Tenente Pilota Alberto Leonardi di Pesaro e la mamma del motorista Amerigo Magno di Bellante.

È stato un momento di profonda commozione, tra parole di speranza e disperazione di mamme che, anche a distanza di un anno dall’abbattimento dell’S.M.79, portavano nel cuore la speranza di rivedere gli amati figli.

Il testamento di Alberto

Uno dei documenti più intensi presentati durante la conferenza è stato il testamento di Alberto Leonardi, scritto il 21 marzo 1942, pochi mesi prima della missione da cui non sarebbe tornato. Il documento, semplice e diretto, restituisce l’immagine di un giovane ufficiale consapevole dei rischi che stava correndo e profondamente legato alla madre Matilde.

“Aeroporto 604, 21 marzo 1942

Io Alberto Leonardi lascio erede di ogni mio bene presente e futuro a mia madre Matilde Leonardi.
Se mia madre giudicasse opportuno che la mia eredità vada ai miei fratelli, sia fatta la sua volontà e in questo caso lascio a mia madre quanto è depositato a mio nome alla Banca di Roma Agenzia di Pesaro e la mia assicurazione…”

«C’è poi un fortissimo senso di appartenenza:
al reparto, allo stormo, ai simboli che si portano sul petto.»

Attorno a questo documento, Maurizio Polei, studioso di storia aeronautica e autore, ha proposto una riflessione più ampia sul significato della ricerca e sulla profondità morale di quelle vite. Ha ricordato che il lavoro presentato a Bellante è probabilmente una rarità: non il racconto di un solo decorato, di un reparto o di un asso dell’aviazione, ma la ricostruzione di un intero equipaggio, formato da ragazzi provenienti da luoghi diversi d’Italia e uniti dallo stesso aeroplano e dallo stesso destino.

«Quello che stiamo facendo qui è un lavoro che, in fondo, è solo all’inizio e che potrebbe continuare ancora a lungo.

Si tratta di una ricerca rara, forse unica nel suo genere: non stiamo ricostruendo la storia di un reparto o di un singolo aviatore, ma quella di un intero equipaggio. Ragazzi provenienti da diverse parti d’Italia che, in un preciso momento della storia, si sono ritrovati insieme sullo stesso aeroplano e hanno condiviso lo stesso destino.

È un percorso che, per quanto ne sappiamo, pochi hanno affrontato in questo modo. Per questo è importante continuarlo e portarlo avanti.»

Maurizio ha poi richiamato il senso del sacrificio e dell’appartenenza. Quei ragazzi non cercavano la morte. Cercavano di compiere il proprio dovere, legati ai compagni, al reparto, ai simboli che portavano sull’uniforme e alla memoria di chi era già caduto.

«Alberto parla della necessità di onorare coloro che sono caduti prima di lui.
Anche quando i mezzi sono logorati dall’impiego e le condizioni diventano difficili, si continua ad andare avanti perché fermarsi significherebbe rendere vano il sacrificio di chi non c’è più.
C’è poi un fortissimo senso di appartenenza: al reparto, allo stormo, ai simboli che si portano sul petto. L’Aeronautica ha sempre trasmesso valori straordinari.»

Il testamento di Alberto, letto accanto alle lettere alla madre e alla corrispondenza tra le famiglie, assume così un significato che va oltre la dimensione privata. Diventa una testimonianza preziosa della consapevolezza del rischio, dell’amore per la propria famiglia, del senso del dovere e del peso che una generazione di giovani uomini si trovò a portare sulle spalle negli anni della guerra.

«Parliamo di ragazzi di 20, 25, massimo 30 anni che sì erano militari, che sì affrontavano la guerra, ma che erano persone ed esseri umani vogliosi e desiderosi di vita. Non hanno mai cercato la morte, hanno sempre cercato la vita».

I racconti dei discendenti

In ricordo di Amerigo

«È lui che mi ha dato quella voglia di cercare, di conoscere, di capire questa storia»

«La storia di questi due anni di incontri nasce in realtà da Manlio, fratello di Amerigo Magno. Viveva vicino casa mia e spesso veniva a parlare con mio nonno. Io avevo circa dodici o tredici anni e ricordo che raccontava di questo fratello morto in guerra.

Manlio era stato anche internato militare: fatto prigioniero in Montenegro, aveva vissuto esperienze durissime. Eppure, quando parlava, tornava sempre al ricordo di Amerigo. Mi raccontava anche di aver chiamato suo figlio Amerigo proprio in memoria del fratello.

È grazie a lui che è nata in me la voglia di cercare, di conoscere e di capire questa storia.

Amerigo aveva ricevuto un encomio già nel 1940. Era un montatore motorista e riuscì a rimettere in funzione il motore di un S.M.79 in sole otto ore, rendendolo nuovamente disponibile per il reparto.

È quello che ricordava anche Maurizio: il forte legame con il proprio reparto, con la propria squadriglia, con il proprio stormo.

Quello che questi ragazzi hanno fatto lo hanno fatto con senso del dovere, attaccamento e rispetto».

Mauro Loretone, Presidente della Federazione Provinciale di Teramo dell’Istituto del Nastro Azzurro

«Nessuno deve essere dimenticato»

«Grazie a tutti. Questo incontro è importantissimo per la nostra comunità di Bellante perché ricordiamo un mio prozio, un nostro compaesano che ha dato la sua vita insieme ai suoi compagni per la patria, per la bandiera. Io di Amerigo ho pochi ricordi che mi ha trasmesso mio nonno. Mi raccontava sempre di quello che faceva, della sua storia e delle vicissitudini negative che lo portarono poi alla morte. 

Ringrazio Mauro particolarmente, che ci ha aiutato a mettere insieme tutti i pezzi necessari per ricostruire questa storia. Ed è una grande cosa perché nessuno deve essere dimenticato: sono testimonianze importanti di ragazzi giovani che hanno dato la vita per un mondo e un futuro migliori, e quindi non vanno assolutamente dimenticati. Infatti, noi come famiglia vi ringraziamo tutti, dal primo all’ultimo, perché fa grande piacere che il nostro familiare, anche se personalmente non l’ho conosciuto, venga ricordato così, con onore».

Alfonso, Consigliere Comunale, pronipote di Amerigo Magno

«La memoria diventa davvero l’atto d’amore più grande per mantenere vive le nostre radici »

«Ringrazio quanti hanno reso possibile l’evento a cui ci troviamo a partecipare e, in particolar modo, il Presidente della Federazione Provinciale di Teramo dell’Istituto del Nastro Azzurro Mauro Loretone che mi ha consentito, ma credo non solo a me, di comprendere il presente e il futuro, conoscendo il passato.

Sono Lidia Ceccarelli, nipote di Lidia Magno, sorella del primo aviere motorista della Regia Aeronautica Amerigo Magno nato a Bellante 24 maggio 1919 e disperso nelle acque del Mediterraneo il 14 giugno 1942 […]

[…] oggi si ricorda un ragazzo di sole 23 anni che forse in balia della sua fierezza di essere italiano e l’orgoglio di far parte di una storia speciale, suo malgrado si è ritrovato a vivere una vita che forse non era quella che aveva sempre immaginato di vivere o meglio, nel suo epilogo, si è ritrovato a non vivere la vita che aveva sempre immaginato di vivere.

Un ragazzo di cui non sapevo assolutamente nulla. Lo stesso mio padre ricorda di averlo incontrato una sola volta, questo zio, oltretutto in una età piccolissima, credo intorno ai tre anni, (mio padre è del 38)e di non riuscirne a visualizzare bene neppure il volto.  A sua volta da mia nonna, che è morta quando io ero davvero piccola, non posso aver ereditato dei racconti su suo fratello giovanissimo morto in guerra durante un combattimento. Forse una sola volta, nella mia vita, frequentando un discorso tra mio padre e qualche suo cugino, uscì quasi furtivamente il vago ricordo di questo zio giovanissimo caduto e disperso.

Mio marito, in qualità di Presidente dell’Associazione dell’Arma Aeronautica Sezione Termoli Giulianova Magno, riceve un invito a partecipare alla conferenza di oggi e la mia attenzione va al patrocinio del Comune di Bellante e al cognome di uno commemorati – Magno – cognome di mia nonna paterna. Subito chiamo mio padre […] che subito associa il nominativo al fratello di sua madre, mia nonna, disperso durante la seconda guerra mondiale.

Sulla pagina web, del Portale delle Memorie, sulla commemorazione dell’84° Anniversario della battaglia di Mezzo Giugno, leggo queste parole: “Nelle nostre case, tesori nascosti giacciono silenti in soffitte impolverate, in armadi e cassetti chiusi da tempo: lettere dalle parole sbiadite, fotografie ingiallite, mappe piegate dal tempo, carte avvolte dall’odore di muffa. Nelle nostre famiglie, racconti commoventi, tramandati a voce, si affievoliscono sempre più con il passare del tempo e delle generazioni…”

Ed è capitato proprio questo: per l’occasione riprendo le pochissime foto che mio nonno Giuseppe conservava gelosamente e spulciandole, questa volta con più attenzione delle volte precedenti, vedo rappresentata l’immagine di un aviere. Non riesco ad associare direttamente il viso a quello rappresentato sulla locandina della conferenza. Giro la foto e leggo Amerigo Magno. La foto di una persona che fino ad allora non ero riuscita a dare una collocazione nella mia famiglia, era quella di un ragazzo di 23 anni insignito con la medaglia di bronzo al Valor Militare che per vero amor patrio, per l’amore per le proprie origini, per la sua lingua, la sua città e la sua terra ha perso la vita in un combattimento aereo risultando da sempre disperso in quello che proprio in questi giorni Papa Leone XIV ha definito “un cimitero senza lapidi” appunto il Mediterraneo. E allora ritorna qui il valore della memoria […]

Io conservo una foto del giovane Amerigo Magno. Da oggi so che appartiene alla mia famiglia, conosco la storia della sua breve vita, lo penso e inizierò a raccontare la sua storia.

E mi piace pensare che quel ragazzo, privato di una lapide su cui essere pianto, non è morto mai del tutto se ha lasciato un’impronta nel cuore di chi resta.

La memoria diventa davvero l’atto d’amore più grande per mantenere vive le nostre radici

Lidia Ciccarelli, nipote di Lidia Magno, sorella di Amerigo Ernesto Magno

«L 'Aeronautica è quello che è oggi grazie al sacrificio di Amerigo Magno e di Ernesto Marinucci»

«Grazie a questa storia riesco a capire quello che è stato, perché la mia sezione, quella di cui sono Presidente, l’abbiamo intitolata a Ernesto Marinucci, che era un marconista disperso su un S.M.79 Sparviero. Quindi questo fil rouge che unisce queste due storie di Amerigo e di Ernesto. Tra l’altro due ragazzi ventenni, degli specialisti, perché Amerigo era motorista ed Ernesto Marinucci era marconista.

[…] Amerigo era un motorista, governava tre motori dell’S.M.79 da circa 800 cavalli se erano Alfa Romeo, altrimenti Piaggio – con i quali probabilmente era equipaggiato l’S.M.79 di Amerigo – che avevano oltre 1000 cavalli; quindi parliamo di 3000 cavalli su un aeroplano che era in tela, alluminio e legno, dove d’estate faceva estremamente caldo e l’inverno faceva estremamente freddo. Governava questi 3000 cavalli dove non c’era la meccatronica che c’è oggi; c’era l’istinto di Amerigo che ha rimesso in sesto un aeroplano, come diceva Mauro, solo per lo spirito di corpo, per poterlo rendere comunque a servizio della propria squadriglia.

[…] l’Arma ha solo 101 anni, ma l’Aeronautica è quello che è oggi grazie al sacrificio di Amerigo e di Ernesto Marinucci»

Gabriele Barcaroli, Presidente dell’Associazione Arma Aeronautica di Giulianova, marito di Lidia Ciccarelli

In ricordo di Alberto

«Molte fotografie si sono salvate perché ebbe la cura e la forza di tramandarle»

«Sono anch’io un parente presente qui e vorrei condividere due parole.

In famiglia si tramandava un racconto: la mattina del 14 giugno, quando mia nonna sentì alla radio che era in corso una battaglia nel Mediterraneo, disse: “Alberto è morto”. Poi rimase, come tutte le madri, con la speranza nel cuore, ma in quel momento disse: “È morto”.
Quando un anno dopo arrivò la notizia che mio padre — il Gigi di cui si parlava nella lettera — era disperso, disse invece: “Gigi è vivo e tornerà”. E mio padre tornò.

[…] Voglio ringraziare Mauro perché, grazie a lui, ho ricominciato a scavare nelle carte di famiglia e quelle lettere le ho ritrovate in un fascicolo. Mio padre era il depositario delle memorie familiari: tutti gli zii gli mandavano documenti, fotografie, lettere, ricordi. Questo ha significato conservare scatoloni e scatoloni di materiale. Abbiamo ancora scatoloni da aprire. Nel trasloco del 1973 ne erano venuti fuori circa settecento e ancora oggi non ho finito di guardarli tutti.

Cercando tra quelle carte, ho trovato il fascicolo con la corrispondenza tra la famiglia Leonardi e la famiglia Magno. Era qualcosa che non conoscevo.

Sapevo dello zio Alberto perché mio padre aveva fatto scrivere un libro che raccontava la sua storia. Quel libro lo avevo letto anni fa, poi era rimasto lì, come spesso accade alle cose di famiglia. Ma quello che c’era dietro, la storia delle famiglie, il dolore delle madri, il legame nato attraverso le lettere, era qualcosa che non avevo ancora compreso fino in fondo.

[…] Tutto questo è stato possibile anche grazie a mia nonna, che fu meticolosa nel conservare le memorie. Nonostante la guerra, quando la famiglia era sfollata — e lì davanti passava la Linea Gotica — portò con sé le cose più preziose, tra cui gli album di fotografie.

Nel luogo in cui andarono a sfollare andò tutto a fuoco. Quegli album ancora oggi portano i segni delle fiamme, ma lei li aveva messi da parte come cose care. Molte fotografie si sono salvate proprio perché ebbe la cura e la forza di conservarle e tramandarle».

 

Alfredo Leonardi, Vicepresidente dell’Istituto del Nastro Azzurro – Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino

I sei dell’equipaggio

Alberto Leonardi

Tenente Pilota

Medaglia d’Argento al Valor Militare

“Primo pilota di velivolo da ricognizione partecipava alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia del giorno 14 giugno 1942 in Mediterraneo effettuando isolatamente un’audace scorta ad un reparto da caccia incaricato di una particolare missione di tiri in picchiata sopra una nave portaerei. Nel corso dell’azione il velivolo, che veniva violentemente attaccato dalla caccia avversaria, non faceva ritorno alla base”

Cielo del Mediterraneo Occidentale,
14 giugno 1742-XX.

Riccardo Spina

Serg. Mag. – 2° Pilota

Medaglia d’Argento al Valor Militare

“Partecipava alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia del giorno 14 giugno 1942 in Mediterraneo, come secondo pilota a bordo di velivolo da ricognizione incaricato di un’audace scorta ad aerei da caccia lanciati all’attacco in volo in picchiata sopra una nave portaerei nemica, nel corso dell’azione veniva violentemente attaccato dalla caccia avversaria. Non faceva ritorno alla base.”

 

Cielo del Mediterraneo Occidentale,
14 giugno 1742-XX.

Guglielmo Priorini

S.Ten. Vascello Osservatore

Medaglia d’Argento al Valor Militare

“Partecipava alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia del giorno 14 giugno 1942 in Mediterraneo, come Osservatore a bordo di velivolo da ricognizione incaricato di un’audace scorta ad aerei da caccia lanciati all’attacco in volo in picchiata sopra una nave portaerei nemica, nel corso dell’azione veniva violentemente attaccato dalla caccia avversaria. Non faceva ritorno alla base.”

 

Cielo del Mediterraneo Occidentale,
14 giugno 1742-XX.

Amerigo Magno

1° Aviere Motorista

Medaglia di Bronzo al Valor Militare

“Partecipava alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia del giorno 14 giugno 1942 in Mediterraneo Occidentale come specialista a bordo di velivolo da ricognizione incaricato di un’audace scorta ai velivoli da caccia lanciati all’attacco in volo in picchiata sopra una nave portaerei nemica. Nel corso dell’azione, con l’apparecchio che veniva violentemente attaccato dalla caccia avversaria non faceva ritorno alla base.”

 

Cielo del Mediterraneo Occidentale,
14 giugno 1742-XX.

Oreste Cordaro

Sergente Marconista

Medaglia di Bronzo al Valor Militare

“Partecipava alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia del giorno 14 giugno 1942 in Mediterraneo Occidentale come specialista a bordo di velivolo da ricognizione incaricato di un’audace scorta ai velivoli da caccia lanciati all’attacco in volo in picchiata sopra una nave portaerei nemica. Nel corso dell’azione, con l’apparecchio che veniva violentemente attaccato dalla caccia avversaria non faceva ritorno alla base.”

 

Cielo del Mediterraneo Occidentale,
14 giugno 1742-XX.

Martino Zucco

1° Aviere Armiere

Medaglia di Bronzo al Valor Militare

“Partecipava alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia del giorno 14 giugno 1942 in Mediterraneo Occidentale come specialista a bordo di velivolo da ricognizione incaricato di un’audace scorta ai velivoli da caccia lanciati all’attacco in volo in picchiata sopra una nave portaerei nemica. Nel corso dell’azione, con l’apparecchio che veniva violentemente attaccato dalla caccia avversaria non faceva ritorno alla base.”

 

Cielo del Mediterraneo Occidentale,
14 giugno 1742-XX.

I sei dell’equipaggio

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